Il culto dello svapo e il corto circuito del World Vaping Day

La coerenza e il World Vaping Day 2020

Sabato pomeriggio, nel bel mezzo del World Vaping Day, l’account Twitter “ufficiale” della manifestazione twittava:

I prodotti del tabacco combustibile uccidono oltre 8 milioni di persone ogni anno. Si stima che 7 milioni di persone muoiano per il fumo di tabacco, e oltre 1 milione in più per il fumo passivo.

Naturalmente la “stima” proviene dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo stesso organismo che ha fatto arrabbiare i vapers e i suoi sostenitori insistendo sul fatto che le sigarette elettroniche siano dannose quanto quelle analogiche.

Eppure qui abbiamo il World Vaping Day che ripete senza problemi una propaganda dell’OMS sul fumo quantomeno inquinata da opachi finanziamenti e interessi.

Al contrario, quando l’ OMS “mente” sulle sigarette elettroniche è una vergogna, scioccante, imperdonabile ecc. ecc.

Non puoi scegliere alcuni frammenti della propaganda dell’OMS solo perché si adatta alla tua agenda. Né puoi lamentarti dell’OMS che dice “bugie” quando ti pieghi a tattiche simili.

C’è qualcosa in alcuni ambienti di vapers che mi lascia di stucco in questo World Vaping Day

Per esempio, l’insistenza, come un culto, che se solo i fumatori avessero accesso alle sigarette elettroniche o non fossero “fuorviati ” tutti i fumatori si convertirebbero e si salverebbero milioni di vite.

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Ci sono momenti in cui alcuni vapers appaiono più come predicatori evangelici che esortano i fumatori ad abbandonare i loro modi malsani e a vivere una nuova vita libera dai pericoli del tabacco.

Dietro a tutto questo c’è l’apparente convinzione che i fumatori fumano solo per la nicotina e che se i fumatori si convincessero a passare a un dispositivo di somministrazione più sicuro, si salverebbero un miliardo di vite e saremmo molto più felici.

In alcuni casi, forse, ma questa convinzione ignora il fatto che a molti fumatori piace fumare : il rituale, il gusto, l’inalazione e l’espirazione del fumo, il calore del tabacco che brucia ecc.

La realtà che molti ex fumatori non possono accettare è che molti fumatori – anche quelli più propensi a smettere – hanno provato a svapare e non gli è piaciuto.


Perché è così difficile da capire?

Questo problema è stato affrontato dal Centre for Substance Use Research in un rapporto finanziato da Forest ( The Pleasure of Smoking: The views of confirmed smokers) ma molti “attivisti” dello svapo non lo accettano.

Purtroppo eventi come il World Vaping Day non concedono niente a questo proposito, con il risultato che i vapers possono finire per sembrare membri di una setta quando la stragrande maggioranza non lo sono.

Quasi tutti i vapers sono ex-fumatori che per una serie di motivi hanno smesso di fumare, o stanno cercando di smettere di fumare, e trovano le sigarette elettroniche un’alternativa accettabile (o più che accettabile) alle sigarette.

Queste persone vanno avanti con la loro vita e lasciano che gli altri vadano avanti con la loro. Tuttavia c’è un piccolo numero di persone che sente il bisogno di spingere gli altri fumatori a seguire il loro esempio, come gli ex grassi che decidono che tutti dovrebbero emularli e seguire una dieta rigorosa, o gli alcolisti che spingono le persone a smettere di bere.

Allo stesso modo in cui gli alcolisti a volte dicono alla gente da quanti anni sono sobri, gli “attivisti vapers” amano dire al mondo quanti giorni sono passati da quando hanno smesso di fumare.

L’ironia, naturalmente, è che, a differenza di un alcolista che ha smesso di bere, i vapers non hanno abbandonato la loro abitudine alla nicotina, ma sono semplicemente passati da un dispositivo all’altro.

È vero, la dipendenza dalla nicotina senza il fumo non sembra essere significativamente dannosa, ma l’implicazione che i vapers sono essenzialmente dei drogati di nicotina che morirebbero di fumo se non ci fosse un’alternativa alle sigarette non placherà mai coloro che credono che qualsiasi tipo di dipendenza sia una cosa “cattiva”.

Ecco perché ritrarre se stessi come una vittima che ha “diritto” a prodotti per la riduzione dei danni del tabacco che possono essere significativamente più sicuri, ma che comunque alimentano la propria auto-confessata dipendenza non è una grande strategia, perché l’obiettivo della salute pubblica – anche l’ala più progressista – è quello di liberarvi dalla dipendenza dalla nicotina in qualsiasi forma, non di assecondarla a lungo termine.

E nella nostra piccola Italia?

Le cose non vanno certo meglio in quanto ad ipocrisia, anzi!

Per celebrare il World Vaping Day ( a proposito, non è la prima edizione, in realtà esiste da alcuni anni) ANPVU ha organizzato una diretta streaming, invitando diversi attori (associazioni di categoria, produttori, medici giornalisti e attivisti) del panorama nazionale.

Al netto dei problemi tecnici ( ma davvero era necessario far condurre la diretta da chi ha conclamati problemi di connessione?) ci si è, ancora una volta, “parlati addosso”.

Nella foga di ampliare il numero di oratori non c’è stato il tempo per approfondire le tematiche ne, tantomeno, per un sano contraddittorio.

Ma la cosa più incredibile è stata la nonchalance con cui si è invitato a parlare il Prof. Riccardo Polosa. E non perchè non ne avesse diritto, anzi!

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Per quelli che ancora non lo conoscessero, il Prof. Polosa è considerato uno dei massimi esperti mondiali nella ricerca scientifica sulla prevenzione e cura delle malattie legate al tabacco e fumo-correlate, e sulla possibilità di ridurre i rischi legati al fumo delle sigarette convenzionali grazie all’utilizzo di strumenti alternativi come le sigarette elettroniche.

Inoltre è il fondatore CoEHAR è il Centro di Eccellenza internazionale per la Riduzione dei danni da fumo istituito nel 2018 all’interno del Dipartimento di Medicina Clinica e sperimentale dell’Università degli Studi di Catania.

La cosa sorprendente è che, nonostante Il prof. Polosa sia anche stato insignito del titolo di Socio Onorario dell’associazione, il suo lavoro, le sue ricerche e quelle dell’intera struttura del CoEHAR non abbiano nessun valore per ANPVU.

Questo perchè CoEHAR è finanziato in maniera sostanziosa da Foundation for a Smoke-Free World (FSFW), una fondazione che ha come unico donatore Philip Morris International.

ANPVU ha sempre dichiarato che non ritiene di dover prendere in considerazione nessuna ricerca finanziata, anche indirettamente, da Big Tobacco.

Guarda caso, la stessa posizione di quella OMS che ritiene un ” male da estirpare ” la sigaretta elettronica.

Un cortocircuito in cui vince l’ipocrisia di chi, invece che cogliere le opportunità di un mercato in forte evoluzione, preferisce un approccio ideologico assecondando, di fatto, il suo stesso oppositore.

Muri che non proteggono ma dividono

Condurre degli studi e le ricerche ha un costo, spesso molto alto. I fondi pubblici non sono quasi mai disponibili per queste tematiche e la via privata rimane l’unica strada percorribile.

Le ricerche, inoltre, possono essere sottoposte a revisione paritetica, contestando, come anche recentemente è avvenuto, il risultato delle stesse.

Perchè, quindi, partire da posizioni preconcette che conducono solo ad un inaridimento del dibattito?

Perchè mai dovremmo accettare gli studi validati dal OMS sorvolando sui finanziamenti opachi che riceve e respingere quelli di una industria che, e qui si cela un ulteriore paradosso, è costretta dai risultati che emergono a cambiare il suo modello di sviluppo?

Abbondare e meglio che deficere

Un’ultima nota a margine.

Sono certo che organizzare il World Vaping Day sia cosa assai complicata, in particolar modo, in tempi di pandemia e con l’attenzione del pianeta rivolto a ben altro.

Non era possibile però, anche solo per un giorno, accantonare i conflitti tra le associazioni transnazionali e adottare un unico logo per l’iniziativa?

Posso comprendere le diverse esigenze dei singoli territori rispetto alle tematiche da proporre ma una identità visiva comune non avrebbe avvantaggiato tutti? A partire da quelle nazioni pesantemente limitate nelle loro libertà da parte di governi particolarmente ligi ai suggerimenti del OMS ?

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