Perchè la ricerca sponsorizzata dall’industria viene ignorata?

La ricerca sponsorizzata dall’industria può contribuire alla conoscenza scientifica. I conflitti di interesse sono ovunque.

Non importa il risultato ma chi paga

Il mese scorso, una rivista scientifica ha pubblicato uno studio peer-reviewed con notizie incoraggianti per chiunque sia preoccupato per il tributo che il fumo impone alla salute pubblica.

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Lo studio dell’American Journal of Health Behavior ha identificato più di 17.000 fumatori di sigarette che hanno acquistato uno starter kit Juul, che include una sigaretta elettronica ricaricabile e quattro cartucce co liquidi aromatizzati.


Un anno dopo, più della metà ha affermato di aver smesso di fumare e di essere passato alle sigarette elettroniche, che, a detta di quasi tutti, causano molti meno danni del tabacco combustibile.

È un risultato sorprendente“, dice Cheryl Healton, preside della School of Public Health della New York University ed ex presidente della Truth Initiative, una no-profit contro il tabacco.


Lo studio ha dei limiti“, prosegue, “ma i suoi risultati si allineano con l’esperienza nel Regno Unito, dove il fumo è diminuito bruscamente da quando le autorità sanitarie pubbliche incoraggiano i fumatori a passare alle sigarette elettroniche.

C’è solo un problema: lo studio è stato condotto da Juul Labs.
La ricerca, di conseguenza, è stata sommariamente respinta dagli attivisti del controllo del tabacco.


Matthew Myers, presidente di Campaign for Tobacco-Free Kids, ha detto al British Medical Journal (BMJ):

“Dopo decenni in cui le compagnie del tabacco hanno pagato scienziati precedentemente credibili per produrre studi progettati per raggiungere un risultato predeterminato, per favorire i loro obiettivi di marketing e ingannare il pubblico sullo stato generale delle prove, una cosa dovrebbe essere abbondantemente chiara: la ricerca finanziata dalle compagnie del tabacco non può essere trattata come una fonte credibile di scienza o prova.
Nessuna rivista scientifica credibile dovrebbe permettere a un’azienda del tabacco di usarla per questo scopo.”

Questa reazione è comprensibile. Ma decisamente poco saggia.

Proviamo a capire perchè

L’università stia alla larga dalla ricerca sponsorizzata dall’industria

Ho trovato un’ottima sintesi di questa opinione in un articolo, pubblicato qualche anno fa, da dal titolo ” Perché le Università e il mondo scientifico dovrebbero stare alla larga dalle industrie del tabacco Viaggio tra gli inganni di Big Tobacco“.

La ricerca scientifica delle Università non dovrebbe mai accettare finanziamenti da aziende operanti nel medesimo settore in cui essa è applicata con studi e ricerche, per evidenti conflitti d’interesse che potrebbero influenzare o condizionare l’andamento e i risultati della ricerca stessa.
Ciò vale a maggior ragione per industrie i cui metodi produttivi o prodotti finiti recano danno alla salute dell’uomo, come quella del tabacco.
Le Università che scendono a patti con questo mercato, accettando i vantaggi offerti da sovvenzioni e donazioni, diventano complici nel diffondere “l’epidemia del tabacco” perché il denaro dei finanziamenti deriva direttamente dalla vendita dei prodotti del tabacco!
Si tratta di soldi “sporchi” che causano malattia, sofferenza e morte delle persone

Una posizione intransigente che antepone una questione etica importante, colpendo le nostre emozioni più profonde.

Per decenni la ricerca sponsorizzata dall’industria del tabacco è servita per dimostrare quanto il fumo non fosse dannoso per la salute. 

Mi chiedo solo se la stessa severità e intransigenza venga adottata anche in altri ambiti di ricerca: a sponsorizzare le università, in molti paesi del mondo, è spesso una multinazionale operante nei più disperati settori. Sicuri che siano tutte vergini?

Proibire la ricerca sponsorizzata dall’industria

Alcune riviste scientifiche, tra cui il BMJ, Tobacco Control (che è pubblicato dal BMJ) e PloS Medicine, rifiutano di pubblicare ogni ricerca sponsorizzata dall’industria del tabacco.


Le grandi compagnie del tabacco hanno “ripetutamente e sistematicamente interferito con la ricerca scientifica legittima, e ripetutamente usato scienziati finanziati dall’industria e le loro scoperte facilitate dall’industria per ingannare i consumatori e minare la salute pubblica“, ha scritto Ruth Malone, editore di Tobacco Control, nel 2012 quando i suoi editori hanno scelto di smettere di pubblicare la ricerca finanziata dall’industria del tabacco.

Altri, tra cui l’American Journal of Health Behavior, che ha dedicato un intero numero alla ricerca di Juul, rimangono aperti.
La politica di Nicotine & Tobacco Research, per esempio, richiede la divulgazione di potenziali conflitti di interesse ma dice che la ricerca scientifica dovrebbe essere “giudicata il più possibile sulla base dei dati piuttosto che sulla fonte dei dati“.

Ci sono pochi dubbi che i finanziamenti dell’industria influenzino i risultati.
Nel caso delle sigarette elettroniche, un sondaggio del 2019 su Preventive Medicine ha scoperto che i documenti per i quali sono stati rivelati i conflitti legati all’industria presentavano – sorpresa! – meno probabilità di trovare danni nelle sigarette elettroniche rispetto agli studi per i quali non sono stati segnalati conflitti.

Le stesse pratiche di Juul non hanno aiutato alla causa.
Uno studio appena pubblicato su Tobacco Control da Nicholas DeVito e altri, ha scoperto che Juul non ha rivelato tutti i risultati dei suoi studi clinici a ClinicalTrials.gov, un archivio pubblico per i risultati dei trial che migliora la loro disponibilità e trasparenza.

Crediamo fermamente che sia nell’interesse pubblico che tutti i risultati di tutti i trial… siano pienamente e pubblicamente riportati in modo tempestivo“, ha scritto DeVito.

Juul è stata anche criticata per la sua mancanza di trasparenza in uno studio del 2019 su The Lancet.
Il gigante del vaping è stato sottoposto a un intenso esame da quando Altria, la società madre di Philip Morris USA, ha investito 12,8 miliardi di dollari in Juul nel 2018, acquisendo il 35% delle sue azioni.

Detto questo, i documenti realizzati da Juul e dai suoi consulenti e pubblicati sull’American Journal of Health Behavior sono passati attraverso la consueta revisione tra pari.
Si basano su ricerche presentate da Juul alla FDA, i cui scienziati hanno accesso ai dati sottostanti, come parte dello sforzo dell’azienda per ottenere l’approvazione dei suoi prodotti.
Ingannare la FDA potrebbe mettere a rischio l’azienda.

Sono lontani dall’essere definitivi, ma si aggiungono a un crescente corpo di conoscenze sulle sigarette elettroniche, una tecnologia potenzialmente dirompente che milioni di fumatori utilizzano per smettere.

La domanda sorge spontanea

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Se i sempre accaniti anti-tabacco vogliono ridurre la morte, la malattia e la sofferenza causata dal fumo, non dovrebbero, per lo meno, essere aperti a nuove prove sull’impatto delle sigarette elettroniche?


Clive Bates, un attivista di lunga data contro il fumo che crede che il vaping possa ridurre i danni indotti dal fumo, sostiene che il rifiuto delle forze anti-tabacco di prendere anche solo in considerazione la ricerca di JUUL è “assurdo, antiscientifico e alquanto inquietante“.

Con l’aumento della popolarità di Juul, abbiamo assistito a cali insolitamente rapidi nelle vendite di sigarette e nella prevalenza del fumo sia negli adulti che negli adolescenti“, ha scritto Bates in una lettera al BMJ . 

“La risposta giusta è volerne sapere di più. 
La risposta sbagliata è cercare di sopprimere o screditare dati e analisi informativi solo perché raccontano una storia che è in contrasto con una narrativa sui mali delle sigarette elettroniche e delle aziende che le producono”

Anche Elbert Glover, redattore capo dell’American Journal of Health Behavior , ha difeso il numero speciale. 
Rifiutare un documento sulla base di chi ha finanziato il lavoro piuttosto che sulla scienza è sbagliato“, ha detto a BMJ. 
Gli scienziati di Juul, in una lettera , hanno espresso la speranza che la ricerca sarebbe stata giudicata “in base hai meriti della scienza, non solo sulla sua provenienza“.

Il numero di 219 pagine , che copre un ampia serie di problemi, si conclude con un modello demografico che prevede il fumo di sigaretta, l’uso di sigarette elettroniche e i tassi di mortalità negli Stati Uniti tra il 2000 e il 2100 in una varietà di scenari. 
Non sorprende che la disponibilità di sigarette elettroniche riduca il fumo e prevenga 2,5 milioni di morti premature entro il 2100.


Non prendere questo come oro colato , ma considera che anche i modelli di popolazione di scienziati senza legami con l’industria evidenziano che le sigarette elettroniche possono fornire significativi benefici per la salute, tutto sommato. 
(Per ulteriori informazioni sui modelli, vedere questo studio di Kenneth Warner e David Mendez, questo di David Levy e altri e una critica dell’articolo Juul di Stanton Glantz.)

Forse la cosa più sorprendente della discussione sui conflitti e sulla ricerca – sorprendente per me, almeno – è quanto ruota intorno all’industria. 

Il finanziamento da parte di governi o fondazioni è considerato puro.
Questo è miope se non altro perché ad esempio, il National Cancer Institute, parte del National Institutes of Health (NIH), ha come obiettivo esplicito ” un mondo libero dal consumo di tabacco “.

“Tutte le parti coinvolte presentano conflitti di interesse”

I contributi pubblici sono di gran lunga la principale fonte di finanziamento per la ricerca sul tabacco. 
Il NIH ha speso quasi 700 milioni di dollari per la ricerca sul tabacco nell’anno fiscale 2020, secondo Brad Rodu, ricercatore e sostenitore della riduzione del danno il cui lavoro è in parte finanziato dall’industria.

C’è questa percezione che il finanziamento NIH non è di parte e non c’è conflitto di interessi, ma, semplicemente non è vero. 
La missione del NIH per una società senza tabacco influenza sicuramente tutti i ricercatori nel produrre o evidenziare i peggiori risultati o interpretazioni possibili riguardo il coinvolgimento di tutti i prodotti del tabacco.
Ci sono conflitti di interesse da tutte le parti e devono essere segnalati, è così semplice

I conflitti derivano anche da fonti che ricevono “molta meno attenzione: le credenze, i preconcetti e le teorie preferite dei singoli scienziati“, scrive Marcus Munafo, editore di Nicotine and Tobacco Research . 
I ricercatori si sposano con le loro posizioni, in un campo sempre più polarizzato.

L’approccio migliore è ascoltare con scetticismo tutte le fonti, afferma la psicologa e ricercatrice sul tabacco Lynn Kozlowski. 
In un saggio del 2016 su Science and Engineering Ethics intitolato Affrontare la pandemia di conflitto di interessi ascoltando e dubitando di tutti, incluso te stesso , Kozlowski ha scritto che

Il conflitto di interessi dovrebbe generalmente essere assunto, indipendentemente dalla fonte del sostegno finanziario o dalle espresse dichiarazioni di conflitto e anche rispetto al proprio operato.
Ascolta tutti, ma ascolta tutti con un solo orecchio. 
Il vantaggio di dubitare anche di te stesso potrebbe anche contribuire a un cambiamento di posizione piuttosto che a scavare più a fondo per difendere ciò che hai detto prima

Questo è un buon consiglio per coloro che sono su entrambi i lati del dibattito sulla sigaretta elettronica.

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