Shopping online, le regole del delitto perfetto.

Per poter fare shopping online di prodotti da vaping sottoposti a Monopolio vi è l’obbligo di inviare fotocopia della carta di identità o del passaporto.
E non è uno scherzo.

AGGIORNAMENTO 30/06/2021
Nella Circolare numero 25 pubblicata in data odierna dall’ Agenzie del monopolio è contenuta una importante precisazione:

“per la vendita a distanza dei prodotti liquidi da inalazione risulta necessario acquisire idoneo documento d’identità che comprovi la maggiore età dell’acquirente o, in alternativa, la tessera sanitaria nella quale, peraltro, è riportato anche il codice fiscale dell’utente, necessario ai fini della certificazione dei corrispettivi. Nel caso l’identificazione sia avvenuta con documento di identità potrà essere richiesto il codice fiscale dell’utente, anche tramite l’esibizione della tessera sanitaria, ove fosse necessario ai fini della certificazione dei corrispettivi.
(…)Se l’accesso al sistema di vendita è protetto da specifiche credenziali personali, assegnate al momento della registrazione sul sito del Deposito, previa acquisizione del documento d’identità o della tessera sanitaria, non sarà necessario procedere all’inserimento dei suddetti documenti ad ogni operazione di acquisto“

Il dietrofront si è reso necessario per non dovere affrontare il giudizio in Tribunale a seguito dei ricorsi presentati da Smooke France, Puff, UniEcig e Anafe, che a quanto pare hanno colto nel segno spingendo l’agenzia al dietrofront.
In questo caso, infatti, Adm non ha cambiato le carte in tavola ma ha, più mestamente, abbandonato la partita, dando di fatto ragione ai ricorrenti.
Un plauso ad UniEcig, Anafe e alle aziende che hanno voluto “metterci la faccia” mentre continuo a pensare che non sia un bene il silenzio dei vapers. 

Mentre in piena pandemia molti stati (Italia per prima) ha riconosciuto l’importanza dei negozi di sigarette elettroniche, permettendo loro di rimanere aperti anche nei periodi di massima restrizione, sullo shopping online si sta scatenando un’offensiva di tutto rispetto.

Da prima fu PayPal

Gia sul finire dello scorso anno, i commercianti ( e di conseguenza gli utilizzatori) si sono dovuti adeguare all’improvvisa redenzione di PayPal.
E si, perchè quella regola che vietava al circuito le transazioni di beni “rischiosi” , e il vaping è tra questi ca va sans dire, risale al 2015.
Così, senza troppa indignazione per quell’aggettivo che mal si accosta ad un comprovato strumento di riduzione del danno, si sono scelti altri metodi arrivando persino a rispolverare concetti di autarchia nazionale invocando l’utilizzo dell’italica Satispay.

In qualche modo bisogna farsene una ragione.

In fondo il problema è del commerciante che deve offrirmi ogni forma di pagamento possibile ed immaginabile per soddisfare le mie aspettative.

Poi vennero i corrieri

Abbiamo poi sorvolato sulle notizie che arrivano dagli Usa dove Trump ha lasciato in eredità una normativa sulla spedizione dei prodotti da vaping liberticida.

Non è più possibile, difatti, la spedizione di pacchi contenenti liquidi da vaping attraverso il servizio postale ma solo tramite corrieri. I quali, inoltre, devono assicurarsi di consegnare i pacchi nelle mani di un maggiorenne intestatario dell’acquisto.

Il risultato, inevitabile, è stato il rifiuto da parte delle maggiori compagnie di trasporto, di accettare ordini di questo genere.

Ma si sa, gli USA sono lontani, un’altro mondo, noi siamo diversi….

Gia!

Favorisca i documenti!

Così arriviamo alle italiche decisioni che, nel quasi totale disinteresse, stanno creando non pochi problemi per lo shopping online e che, credo, meriterebbe maggiore attenzione..

Parte tutto da qua:

Legge 30.12.2020 n. 178 ( cd. legge finanziaria per il 2021)

Art. 1 – Comma 1125 . All’articolo 21 del decreto legislativo 12 gennaio 2016, n. 6, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 11, secondo periodo, dopo le parole: « è consentita» sono inserite le seguenti: «, secondo le modalità definite con determinazione del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli,»

Il decreto in oggetto è quello che disciplina la presentazione e la vendita dei prodotti del tabacco e dei prodotti correlati mentre il comma regola la vendita a distanza.

Ora, il solerte direttore Marcello Minenna, ex dirigente Consob ed ex super assessore, con deleghe al Bilancio, alle Partecipate, al Patrimonio, alle Politiche Abitative e alla Spending Review del Campidoglio nell’era Raggi, ha ben pensato di applicare alla lettera le restrizioni legate alla maggiore età.

Per farlo ha emanato una Determina direttoriale dove, all’articolo 10, 2°c. troviamo quanto segue:

c) richiedere all’acquirente dei prodotti l’esibizione di un documento di identità al fine di accertarne la maggiore età, in ottemperanza all’obbligo sancito dall’articolo 25 del Testo unico delle leggi sulla protezione e assistenza della maternità e dell’infanzia (Regio decreto 24 dicembre 1934, n. 2316), come sostituito dall’articolo 24, comma 3, del decreto legislativo n. 6 del 2016;

Shopping online 2

In soldoni, per poter fare shopping online di prodotti da vaping sottoposti a Monopolio vi è l’obbligo di inviare scansione della carta di identità o del passaporto per poter accertare la maggiore età.

Se questa disposizione dirigenziale (che non è propriamente una norma di legge) è di per sè assurda, i commercianti ( con qualche lodevole eccezione) non hanno potuto che peggiorare la situazione, estendendo l’obbligo al resto dei prodotti.

Logico, differenziare il carrello per le diverse tipologie è complicato, costoso e richiede del tempo.

Ma il vero problema rimane la copia digitale di un documento che ha un immenso valore nelle mani di un male intenzionato.

Ora, quali store hanno una politica di conservazione dei dati (ultra)sensibili che vi permette di inviare tali documenti a cuor leggero?

Alcuni hanno fatto notare che sarebbe stato sufficiente richiedere il codice fiscale, obbligando il commerciante all’emissione di fattura ( cosa abituale per molti).
Un semplice controllo incrociando i dati avrebbe permesso di verificare, all’occorrenza, la loro veridicità.

Che fare con lo shopping online?

Evitate di inviare copie digitali dei vostri documenti per lo shopping online!
E’ solo il mio consiglio ma riflettete se davvero sia giusto e ne valga la pena.

Per tutte le successive azioni (segnalazione al Garante sulla Privacy e molto altro) lasciamo siano i nostri rappresentanti di ANPVU, qualora non l’abbiano già fatto, a prendere l’iniziativa.


E’ il loro compito e sono certo sappiano svolgerlo al meglio e con il tempismo che è loro congeniale.

Diverso il discorso per i commercianti : elimineranno dalle loro vetrine online i prodotti soggetti alla norma ( liquidi pronti per essere inalati , ivi compresi i mix series, con o senza nicotina, boccette di base neutra con nico fino 20 mg/ml , basi neutre pre-miscelate) confinando questi ai soli negozi fisici?

Senza modifiche è l’unico modo per tutelare se stessi e i loro clienti.

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