Smoke-Free World e la strategia divide et impera

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La fondazione Smoke-Free World e Derek Yach sono al centro di una indagine congiunta di The Investigate Desk e il quotidiano francese Le Monde.

Quanto costa salvare il mondo?

Il quotidiano francese Le Monde , in occasione di un articolo in collaborazione con The Investigate Desk , un pool di giornalisti investigativi indipendenti, ha esaminato la Foundation for a Smoke-Free World, finanziata da PMI.

Smoke-Free World è una fondazione lanciata nel 2017 da Philip Morris International (PMI). 

Ogni anno, il produttore di Marlboro lo finanzia per un importo di 80 milioni di dollari, con un impegno di 12 anni e un importo complessivo che sfiora l’importante cifra di 1 miliardo di dollari.

Smoke-Free World  Derek Yach

A guidare Smoke-Free World Derek Yach, un grande oppositore del tabacco che  mentre era all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), è stato il principale artefice della Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco.

Il signor Yach difende ora le sue convinzioni in cambio di uno stipendio di 840.000 euro all’anno. 

Eroe della lotta al tabacco a far da bandiera, indipendenza garantita sulla carta, la fondazione di PMI ha tutto…teoricamente. 

In effetti, l’articolo su Le Monde è schiacciante su questo punto. 
Smoke-Free World dedica la maggior parte delle sue energie all’abbattimento delle barriere messe in atto … da Derek Yach. 


Il suo mantra? 

Queste regole sono obsolete e devono essere riviste per tener conto della situazione economica.

È evidente che questo è un mezzo fallimento. PMI ha anche ridotto i suoi investimenti nell’operazione e il suo futuro sembra incerto a lungo termine. 

La presenza di Yach in Smoke-Free World non è stata sufficiente ad aprire le porte dell’OMS, che, al contrario, si è nettamente dissociata dal suo ex esecutivo, affermando dapprima che avesse preso parte solo marginalmente alla costituzione della convenzione quadro , poi esprimendo il fatto che qualsiasi ex membro dell’OMS che sia entrato direttamente o indirettamente nell’industria del tabacco non poteva più affermare di far parte dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Un pericolo per il vaping

Nel BMJ Journal , un sito che raccoglie articoli scientifici da 70 fonti riconosciute, tre autori, McDaniel, Smith e Malone, hanno pubblicato l’analisi dei documenti dell’industria del tabacco che trattano della strategia, redatta tra il 1995 e il 2006.

Tra questi, il “Project sunrise” di PMI.

L’idea è semplice: dividere gli esperti nella lotta contro il tabacco attraverso posizioni contrapposte. A fornire lo strumento perfetto, suo malgrado, ci pensa un farmacista cinese inventando la sigaretta elettronica

L’attuale divisione nel controllo del tabacco tra pro e anti-vaping è tutta farina del sacco di PMI? 
No, ma la compagnia del tabacco, secondo Le Monde , ha fatto molto affidamento su questa frattura che la avvantaggia direttamente.

Allontanando il dibattito dall’argomento, il tabacco combusto, e soprattutto seminando disinformazione e discredito su un prodotto che negli ultimi 10 anni è costato alle aziende produttrici di tabacco in Occidente il 20% del loro fatturato.

Da strumento nella lotta al fumo, il vaping è diventato, suo malgrado, uno strumento di discordia.

La morale della storia?

Soprattutto, per l’OMS e i legislatori mondiali, il vaping è l’industria del tabacco.

Questa è la tragedia: il fatto che il vaping sia uno strumento formidabile per la riduzione dei rischi sostenuto da un’industria indipendente è completamente ignorato.

Questo è anche , probabilmente, l’unico grande errore nell’articolo di Le Monde: spiegare che la sigaretta elettronica è ormai ampiamente dominata dall’industria del tabacco, citando come esempio il caso di Juul.

Se questo può essere (parzialmente) vero per gli Stati Uniti, la situazione in Europa, dove l’industria indipendente del vaping è molto vivace, è totalmente diversa.

La prova? Il fiasco dell’insediamento di Juul nel vecchio continente.

Il problema sarebbe dovuto a questo? L’OMS sarebbe meno cattiva se il vaping fosse indipendente dalle compagnie del tabacco? Il rifiuto è senza dubbio radici più profonde, ma è ovvio: la confusione mantenuta da Big Tobacco non aiuta.

Questa è la principale lezione da imparare: l’industria del tabacco sta strumentalizzando il vaping per raggiungere i propri obiettivi, che sono l’opposto delle priorità dei sostenitori della riduzione del danno e della lotta al fumo.

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